DOREMIFASUD 2026
Dialoghi in musica fra Boomers, Millenials e GenZ
Ritorna al C.I.Q. di Milano dal 10 al 12 maggio 2026 il festival musicale DOREMIFASUD, giunto quest’anno alla nona edizione.
Da quando, tre anni fa, DOREMIFASUD, nato come concorso musicale, è diventato un festival il tema del dialogo attraverso la musica è sempre stato il filo conduttore della manifestazione. Nel 2024, con due guerre in corso, il tema era il dialogo fra persone divise da un conflitto, nel 2025 quello fra i popoli della sponda nord e la sponda sud del Mediterraneo, connesso al fenomeno della migrazione. Il tema che abbiamo scelto per quest’anno è meno drammatico e all’apparenza meno legato all’attualità ma non meno importante. Riguarda il dialogo fra le diverse generazioni, un dialogo inevitabile ma non sempre facile, tanto che perfino la musica stenta a esercitare la sua naturale funzione unificatrice e può diventare motivo di divisione: ogni generazione sviluppa una propria colonna sonora che ne esprime i sentimenti, diventando una sorta di carattere identitario che talvolta spinge alla contrapposizione piuttosto che al dialogo.
Accade così che gli anziani guardino con diffidenza la popolarità di generi quali il rap o la trap presso le nuove generazioni o con scetticismo fenomeni di moda come il k-pop che affascina gli adolescenti. Analogamente spesso i giovani snobbano o disprezzano musiche e musicisti amati dai loro padri o nonni, giudicandole noiose e superate.
DOREMIFASUD 2026 promuove un incontro abbastanza inusuale fra musicisti di diverse generazioni. Farli suonare insieme, sullo stesso palco, vuol essere un invito al reciproco ascolto, al conoscersi meglio, al confrontarsi senza pregiudizi. Con questo vorremmo far capire che al di là delle differenze di stili, di gusti, di generi c’è nella musica (così come nella vita) una continuità fra le generazioni in cui tradizione e innovazione non dovrebbero contrapporsi bensì integrarsi arricchendosi a vicenda. È grazie a uno scambio aperto fra generazioni che ogni epoca può dare luogo a espressioni musicali che traendo linfa dalle radici del passato si evolvono rimanendo sempre al passo con i tempi che cambiano.
Il festival si svolgerà come gli scorsi anni in tre giornate. Il venerdì e il sabato sera vedranno esibirsi sul palco tre cantanti o gruppi musicali per serata. La serata di venerdì sarà dedicata alla musica dell’America Latina e in coerenza con l’oggetto del festival abbiamo voluto che i gruppi siano in qualche modo rappresentativi delle tre generazioni che abbiamo invitato al dialogo: i Baby Boomers (nati fra il 1946 e il 1964) i Millennials (in cui abbiamo incluso anche i Gen Y, comprendendo tutti quelli nati fra il 1965 e il 1995) e i Gen Z (nati dopo il 1996). La serata di sabato sarà dedicata alla musica africana, con la stessa distribuzione dei musicisti su base anagrafica. Come sempre i concerti saranno preceduti da una cena che proporrà specialità culinarie in tema con le aree musicali a cui sono dedicate le serate.
Il festival si chiuderà domenica con spettacoli e concerti che non tengono conto di criteri anagrafici ma che speriamo possano soddisfare un pubblico intergenerazionale, dai bambini fino agli anziani, quelli che in Senegal vengono chiamati con un simpatico neologismo i tamalù. Il termine nasce dal fatto che quando due anziani si incontrano la domanda che si fanno più spesso è: “tu as mal où?” dov’è che ti fa male? La mattina ci sarà un aperitivo in musica con un gruppo Jazz di Pavia che si esibirà insieme al un griot senegalese. Il pomeriggio la stessa formazione proporrà un repertorio diverso e si alternerà sul palco con un gruppo italo-argentino specializzato in musiche sudamericane. Prima della parte musicale presentiamo quest’anno anche uno spettacolo di circo cabaret che speriamo possa essere apprezzato da “grandi e piccini”.
PROGRAMMA

Venerdì 10 maggio (musica sudamericana)
Ore 19.30 – Aperitivo e cena – Cucina sudamericana
Ore 21 – Concerto di:
Trio Brazuka
Gruppo italo-peruviano
Quartetto Tahuantin
Sabato 11 maggio (musica africana)
Ore 19.30 – Aperitivo e cena – Cucina sudamericana
Ore 21 – Concerto di:
Baba Sissoko
Denise Dimè
Chantal
Domenica 12 maggio
Ore 11.30 – Concerto dell’Ararat Ensemble Orchestra & Haruna Kuyateh
Ore 13.00 – Aperitivo e pranzo
Ore 15.30 – Spettacolo di circo cabaret con Cirko Zizzania
Ore 17.00 – Concerto di:
Ararat Ensemble Orchestra & Haruna Kuyateh
Fandujo Trio
Presenta il Festival Elouti Olivier
I MUSICISTI DI DOREMIFASUD 2026
Trio Brazuca

Il Trio BraZuka è nato a Milano nel 2017 come trio jazz brasiliano, poi evolutosi dal 2020 grazie all’inserimento di un musicista congolese. Il suo contributo ha portato a una contaminazione fra sonorità brasiliane e africane che ha dato vita a un repertorio di brani originali e di riarrangiamenti che uniscono samba, bossa nova, reggae a tipici ritmi afro-jazz. I componenti del Trio sono: Toni Julio, cantante, compositore e danzatore brasiliano, attivo nella musicoterapia, Donat Munzila, artista poliedrico, chitarrista e cantante congolese, e Kal dos Santos, percussionista e cantante brasiliano, fondatore dei Mitoka Samba a Milano. Nel 2020 il Trio ha pubblicato il suo primo album indipendente, dal titolo “Pilulas Musicais”. Nelle molte tournée in Italia e all’estero propone un viaggio tra melodie e ritmi delle terre d’origine dei musicisti nonché i grandi classici della musica brasiliana interpretati con vitalità e passione.
Tahuantin

Tahuantin è un quartetto musicale nato da un’idea di Jeremias Cornejo, musicista argentino da tempo trapiantato in Toscana, noto per essere stato fra i fondatori del gruppo dei Surealistas. Oltre a Cornejo al canto e alla chitarra, partecipano al gruppo la boliviana Tamya Luna, al pianoforte, e gli italiani Alessandro Balestrini alle percussioni e Camilla Badessi al contrabbasso. La loro musica è un punto di incontro fra i ritmi sudamerticani e la tradizione melodica italiana. Grazie in particolare all’apporto delle due componenti femminili del gruppo, di formazione classica e jazz, il quartetto arricchisce il tipico stile sudamericano con sonorità originali ricche di sfumature che riflettono le diverse origini dei musicisti.
Gruppo italo peruviano
Per il momento di questo gruppo che completa l’offerta musicale della prima serata ci limitiamo a indicare l’area geografica di appartenenza. Quanto prima pubblicheremo tutti i dettagli.
Baba Sissoko

Baba Sissoko, nato nel 1963 a Bamako in Mali è un polistrumentista, cantante e griot di fama internazionale, noto per la sua capacità di fondere sonorità tradizionali maliane con influenze globali. Cresciuto in una famiglia di griot, ha iniziato a suonare il tamani (chiamato anche tamburo parlante) e la kora nelle cerimonie locali. Nel 1985 inizia la sua carriera internazionale esibendosi con l’Ensemble Instrumental National du Mali. Nel 1991 fonda il trio Baba Sissoko & Taman Kan, collaborando con numerosi artisti maliani e importanti musicisti internazionali insieme a cui partecipa a tournée in tutto il mondo e pubblica vari dischi. Nel 2018 viene insignito dell’Obaland Music Awards come miglior musicista jazz africano dell’anno. Attualmente risiede in Calabria, dove continua a creare musica che unisce tradizione e innovazione, fondendo la musica tradizionale della sua terra con i ritmi del jazz, del blues, del soul.
Denise Dimè

Denise Dimè nasce in Camerun nel 1989, e si trasferisce in Italia fin dai primi anni di vita. Mantenendo tuttavia vivo il legame culturale e affettivo con la sua terra d’origine, ciò che influenza fortemente la sua musica e le conferisce una particolare energia e la capacità di entrare in contatto con l’anima degli ascoltatori. Il legame con l’Africa è esplicitamente ricercato nel progetto “Je danse” che da qualche anno Denise porta avanti in collaborazione con il pianista e compositore Stefano Freddi. L’obbiettivo del progetto è quello di recuperare la forte tradizione musicale, corale e culturale dei villaggi tribali del Camerun mediandola con un filtro europeo moderno. Questo carattere “afroeuropeo” fa sì che nelle sue canzoni, in cui spesso utilizza i dialetti locali malimba, bacoco e batanca, si esprima un linguaggio comune, una koinè fatta di musica e danza, che ne rende il messaggio comprensibile a tutti.
Chantal

Chantal è una giovane cantante e songwriter italo-francese afrodiscendente che nel corso degli anni ha sperimentato diversi stili musicali. Debutta nel 2017 con un singolo in inglese prodotto nell’ambito di un progetto internazionale e agli inizi della sua carriera canta prevalentemente in inglese. Dal 2019 il suo stile si orienta verso l’afropop, ed escono vari singoli in italiano e francese di cui la cantante affronta spesso i temi dell’afrodiscendenza, alla ricerca di una propria identità fra i due mondi a cui appartiene, quello europeo in cui è nata e cresciuta e quello africano ereditato dal padre. Le sue canzoni affrontano in modo spesso ironico e allegro ma mai superficiale le esperienze proprie degli italiani di seconda generazione. Dal 2023 è rappresentata in Italia da NoOx Worldwide, una realtà discografica innovativa nata con l’obiettivo specifico di sviluppare la scena “Afro Urban” in Italia. Fra i suoi obiettivi c’è quello di portare le nuove generazioni, i suoni afro-europei e la cultura afrodiasporica al centro della scena musicale italiana, promuovendo diversità e inclusione.
Ararat Ensemble Orchestra & Ndiaye Tuxaraam

Ararat Ensemble Orchestra è un collettivo di 14 Musicisti che cercano di far dialogare tra loro la musica jazz, la world music e la sperimentazione, realizzando un linguaggio musicale ricco di riferimenti a mondi musicali variegati. Al festival Ararat presenta il suo più recente progetto che si ispira e rende omaggio al musicista americano Clifford Thornton (1936-1989), figura leggendaria del Nuovo Jazz, considerato fra i fondatori della World Music e intellettuale impegnato nella lotta per i diritti degli afroamericani. Nella loro performance, basata sull’improvvisazione, i musicisti dell’Ensemble partendo dal materiale originale di Thornton lo elaborano, modificano, riarrangiato e arricchiscono con propri spunti creando versioni che continuamente variano a ogni esecuzione.
Ararat si avvale in questo progetto del contributo fondamentale di Aliou Ndiaye Tuxaraam, griot dell’Orchestre National du Sénégal, autore di brani in wolof che canta accompagnandosi con lo xalam, un cordofono a quattro corde usato dai griot nell’africa sud sahariana.
Fandujo Trio

Il trio nasce nel 2014 a Piacenza dall’incontro di tre musicisti proveniente da diverse parti del mondo che, uniti dalla passione per la musica, fondano un gruppo di World Music dandogli un nome, “Fandujo”, che deriva dall’esperanto e significa “crogiuolo”, a conferma della miscela di culture da cui trae origine. I componenti del Fandujo Trio sono: Fruzsina László, ungherese, al sax, Pierpaolo Palazzo, alla chitarra, italiano, e Germán Montes de Oca, alle percussioni, messicano. Il loro repertorio riflette la varietà delle provenienze e propone melodie e ritmi dalla musica latinoamericana, mediterranea, balcanica e dell’Europa orientale, rivisitati con un tocco moderno.
Cirko Zizzania
Per la prima volta DOREMIFASUD propone, oltre alle consuete performance musicali, uno spettacolo circense. Lo presenta Cirko Zizzania, un cabaret di circo contemporaneo milanese che presenta esibizioni internazionali, tra cui acrobatica aerea, giocoleria e acrobatica a terra. Non dice molto di più nella sua presentazione e quindi lasciamo spazio alla sorpresa, sperando che sia gradita.

A presentare il festival sarà, come in tutte le edizioni precedenti Elouti Olivier, sempre apprezzato dal pubblico per la sua verve e simpatia. Nato in Camerun e da tempo residente in Italia svolge attività di mediatore interculturale, di attore e regista teatrale con un particolare interesse per il teatro multietnico. Da vari anni collabora con il progetto Teatro Utile di Tiziana Bergamaschi.

